Commento alle Letture

Pubblicato giorno 9 aprile 2021 - Senza categoria

III DOMENICA DI PASQUA

La manifestazione del Risorto agli apostoli (cf vangelo) è essenziale  per confermare  e suscitare in loro la fede, in vista dell’annuncio  degli  eventi pasquali  di  cui essi sono i testimoni privilegiati  (cf  prima e seconda lettura).  Il Vangelo ci mostra Gesù che opera appunto  per  suscitare e  confermare  la fede nei suoi  discepoli. Alla loro iniziale incredulità  Egli risponde con dei segni tangibili della  sua presenza «reale».  E  affinché questi  «segni» vengano compresi nella fede, il Signore interpreta gli avvenimenti della sua vita alla luce delle  Scritture, mostrando come  in lui  si è  compiuto tutto  ciò che era  detto.

C’è una continuità fra l’apparizione del Signore ai discepoli  e la sua presenza in  mezzo a noi; e la Chiesa, nella piena consapevolezza del motivo  di tanta gioia  (cf orazione sopra le offerte), esprime il proprio rendimento  di  grazie  al «vero  Agnello che… morendo ha distrutto la  morte e risorgendo ha  ridato… la vita» (pref. pasquale I). La certezza poi che il Signore risorto è in mezzo ai suoi ci allieta nella speranza della nostra  risurrezione futura, in  piena comunione  di  gloria con  Cristo  (cf orazione dopo la comunione).

I discepoli  testimoniano  con franchezza  la  Pasqua  di  Cristo  e i  frutti della  salvezza portati dalla  sua passione-morte-risurrezione:  Pietro annuncia ai Giudei  la  risurrezione di Gesù, il  Santo e il  Giusto che  essi hanno messo a morte, e li invita a pentirsi e cambiare vita «perché siano cancellati i loro peccati» (prima lettura); Giovanni ci assicura che  Gesù è il nostro aiuto presso  il Padre e  ci salva  dai  nostri peccati perché egli  stesso li ha espiati per tutti  (cf seconda lettura).  Anche la realtà del peccato fa parte, così, del gioioso annuncio pasquale. È vero, infatti, che il peccato è rottura di comunione; ma è anche «via alla comunione», a  condizione che ci riconosciamo peccatori  e  ci lasciamo perdonare (cf  1  Gv  1,8-10),  con piena fiducia nel nostro «avvocato presso il Padre»; dal  suo sacrificio, dalla sua offerta  eucaristica, noi riceviamo la forza di  non  peccare, di osservare  la  sua  parola, di dimorare  in lui.

La risurrezione di Cristo si inscrive  non  soltanto nel centro  del cristianesimo, ma nel centro stesso  della storia.  Con la risurrezione si realizza in Cristo, in anticipo, la sorte che ci attende come nostro futuro: in lui  risorto si realizza quella pienezza che ogni  uomo cerca  nella sua vita. La risurrezione conferma che  l’attesa apocalittica di «nuovi  cieli e nuova terra» non è  fantasia di  visionari.

La risurrezione di Cristo è l’aurora  di quel mondo nuovo,  della nuova creazione, che  porterà a pienezza  le aspirazioni  di amore, di giustizia,  di  pace, di solidarietà che  premono sui tessuti di questo nostro vecchio mondo.